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ara Giordano, classe 1979, ha frequentato il Liceo Artistico alle Orsoline di Milano e si è laureata in Scienze e Tecniche Psicologiche. Lavora da anni a contatto con i bambini come insegnante di sostegno e porta l’arte nel suo lavoro educativo come linguaggio inclusivo.
Il suo percorso nella ceramica inizia allo Studio Effe di Gabriella Donati, studio artistico nella Corte della Fornace Curti a Milano. È lì che conosce la materia, ne sperimenta le possibilità e, lavorando, capisce quale argilla sia più vicina al suo modo di creare.
Con il tempo si avvicina in particolare all’argilla refrattaria, di cui apprezza la matericità, la struttura e la libertà che offre nella costruzione delle forme. Bianca, gialla o rossa, diventa il materiale con cui sceglie di esprimersi, lasciando che la grana, le irregolarità e il carattere dell’argilla entrino a far parte dell’opera.
Le tecniche cambiano da un lavoro all’altro. In alcuni vasi costruisce la forma a colombino, sovrapponendo strati di argilla; in altri procede per scavo, togliendo materia per far emergere la forma dall’interno. Nella maggior parte dei casi, però, sono le mani a guidare il processo: il contatto diretto con l’argilla e ciò che la materia suggerisce durante la lavorazione. La forma prende corpo nell’incontro tra intenzione e ascolto, tra ciò che immagina e ciò che l’argilla, attraverso le mani, le restituisce.
Per la coloritura utilizza prevalentemente ossidi per ceramica, che le permettono di valorizzare la matericità dell’argilla senza cancellarne la presenza. In alcuni lavori interviene invece con smalti applicati solo su alcune zone della superficie. Dopo la cottura, la parte smaltata diventa liscia e lucida, creando un contrasto con la superficie lasciata a vista dell’argilla refrattaria, grezza, opaca e ruvida. Il colore e la materia diventano così parte dello stesso dialogo, fatto di differenze, contrasti e accostamenti.
Dare forma a ciò che ci abita
Per me la ceramica è un modo per dare forma a ciò che spesso non ha parole.
Lavorare l’argilla significa partire da una materia informe e attraversarla con le mani, lasciandosi guidare dalle sue resistenze, dalle imperfezioni, dalle crepe e dagli imprevisti. L’argilla è fredda, umida, pesante: chiede attenzione, ci riporta al qui e ora, al peso tra le mani, alla pressione delle dita, al ritmo del respiro. È una forma di grounding, un radicarsi nel corpo e nel presente che permette di stare in ciò che sentiamo.
Da questo terreno nascono le mie creazioni: immagini, emozioni e pensieri che, lentamente, diventano forma. Ruotano attorno al viaggio tra dentro e fuori e al rapporto con ciò che ci circonda. Parlano della fragilità come parte della nostra forza, del corpo come confine e come luogo di esperienza, della possibilità di trasformare ciò che viviamo in qualcosa di nuovo.
Per questo la ceramica è, per me, una forma di ascolto: della materia, del corpo, delle emozioni, delle immagini che arrivano. E ogni pezzo, più che una risposta, prova a lasciare una domanda, una possibilità: uno spazio in cui chi lo incontra può riconoscere qualcosa di sé.
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