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“Le forbici possono acquistare più sensibilità della matita”

Henri Matisse

Come “spettatrice ideale” ho sempre avuto un incontro speciale con i libri d’artista, sarà per quell’aspetto ludico, in qualche modo trasgressivo che mi ha sempre colpita, mi ha fatto scoprire una sorta di sintesi della poetica di un artista, rivisitata in una chiave ironica e antiretorica. Sono in mostra alla libreria La Balena di Milano, luogo privilegiato per l’incontro con la lettura non solo di libri ma anche di opere d’arte, fino a settembre, undici libri d’artista, ovvero “manufatti in forma di libro”, opere uniche, eseguite direttamente dagli undici artisti in ogni fase ed elemento. Ogni lavoro coesiste con l’oggetto libro tradizionale, come il racconto o le short stories, in letteratura, vivono accanto ai grandi romanzi.

In un racconto corale i giovani artisti, studenti dell’Accademia di Brera, propongono i lavori in un alternarsi di tecniche e di sconfinamenti tra le diverse discipline (chi proviene dalla pittura, dalla scultura, dalla grafica, dalla fotografia) in cui convergono ispirazione, aneddoti, pensieri fertili, in un equilibrio che allenta le barriere tra le singole identità/poetiche e non insegue tendenze artistiche specifiche, se mai richiama in modo più o meno evidente quegli echi storici e suggestioni di correnti artistiche: Futurismo, Surrealismo, Dada, soprattutto, privilegiando sempre il percorso del progetto messo a punto nel corso di un anno, quasi in coincidenza con l’anno accademico. Gli artisti incrociano il proprio mondo interiore e la loro duttile sensibilità per i materiali utilizzati, i più svariati, a questioni cruciali del nostro tempo come l’allarme che ci arriva dalla natura, dall’ambiente, l’avanzare della realtà virtuale con il rischio dell’abbandono del corpo, delle sue proprietà sensoriali. E sono libri d’artista stessi, lo spazio fisico che occupano, a sollecitare la nostra comune, articolata esperienza sensoriale. Ogni singolo oggetto libro rimanda a una totale libertà di ispirazione, intrecciando la poetica di ciascun artista senza disattenderla, senza tuttavia esserne una conferma meccanica. La critica ha delimitato in tipologie il libro d’artista secondo le diverse modalità esecutive, forse non cogliendo il significato “eversivo” di un “oggetto” che ci orienta comunque alla comprensione degli avvenimenti artistici del nostro tempo. Sta a noi la libertà di confrontarci con questi lavori attivando con essi uno scambio nella dimensione visiva, tattile, olfattiva ma anche dell’intuizione, del simbolico, del sogno.

Scelgo le parole degli artisti che accompagnano le opere per cogliere al meglio l’intento di trasmettere il loro messaggio diretto, puntuale, concreto e al contempo utopico.

Nel lavoro di Zoe Arcangeli la teca protegge, come una reliquia, un minuscolo libro di preghiere, icona della religiosità popolare rivelando con ironia una sottile ambivalenza tra due possibili interpretazioni delle nostre relazioni con oggetti quotidiani. In Senza titolo Marta Colosio riflette sul tema dello scarto: da una parte esso ci appartiene, lo abbiamo prodotto, dall’altra lo rifiutiamo: appartenenza ed estraneità coesistono nel nostro vissuto. Nel Libro della percorrenza o epopea di figura idolo di Giordano Delli Compagni ogni coppia di pagine crea un ambiente aperto che richiama “iconografie arcaiche e idoli archetipici”. Giovanni Diano ci avverte che la lettura è anche performance e il libro è da attraversare; l’attenzione non sfuma nonostante “il movimento, la distrazione, il bisogno di toccare, interrompere, saltare”. Il libro di Sara Lidia Girelli è una scultura verticale che sovverte la pratica della lettura tradizionale: possiamo immaginare più direzioni di lettura, più linguaggi, più posture. Con _libroaperto Carolina Prieto espone un libro “che ne contiene un altro, che ne contiene un altro”, che si espande sul piano orizzontale, aprendosi a irriducibili dimensioni nello spazio e nel tempo secondo un progetto in continuo divenire. Cosima Pugliese con Ninna nanna ci sorprende calandoci nel mito nell’infanzia, popolata di fiabe e inquietudini. Davide Rossi con Galassia_Gabbarabba attraverso la parola poetica racconta l’esperienza di un viaggio “tra macerie e germogli”, creando una sorta di “scenografia” di un’ipotetica pièce teatrale o musicale improvvisata, come una jam session.

Safa Soula nell’opera In grani utilizza il chicco di caffè come tessera di un mosaico nelle tavole sovrapposte, richiamando una dimensione profondamente sensoriale, simbolo anche di tradizione, conoscenza e memoria culturale. Con l’opera Leave(s) Angela Trebeschi ci mostra la fragilità della natura avvertendoci della possibile disgregazione dei suoi elementi, come le foglie di diverse piante, raccolte e cucite insieme quasi a preservarne l’anima. Il Bestiario contemporaneo di Letizia Voci, ispirandosi ai bestiari medievali, traccia una labile linea di confine tra i territori dominati dagli istinti e gli spazi della razionalità e del controllo. 

Cristina Rossi

25 giugno 2026

Zoe Arcangeli 

instagram.com/zozouga

 Marta Colosio

Giordano Delli Compagni 

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Giovanni Diano

Cosima Pugliese

Davide Rossi 

instagram.com/davee.rossi

Safa Soula 

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Angela Trebeschi

angela.trebeschi03@gmail.com

Letizia Voci

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Carolina Prieto 

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